La nostra prima registrazione
ESPERIENZA AD ALTO LIVELLO
(Articolo tratto dalla Rivista HiFi – Anno I N. 4
Dicembre 1974)
Ogni amatore accarezza il segreto desiderio
di trasformarsi almeno una volta in «tecnico del suono».
Due amici, l’Accademia Nazionale di S. Cecilia ed
i «Musici» ci hanno permesso di realizzare questo
sogno.
Che cosa sogna l'appassionato di registrazione
dal vivo nelle serate d'estate, quando è in vacanza
con moglie e figli lontano dalle adorate apparecchiature
e privo quasi sempre della possibilità di registrare
un concerto perché ha lasciato in … cassetta
di sicurezza i suoi preziosi strumenti?
Paradossalmente, le vacanze estive sono dal punto di vista
dell'«alta fedeltà», un periodo d'incubo
per questi maniaci, perché la sabbia e il mare (o
la montagna) e la vita all'aria aperta mal si conciliano
con la passione tipicamente invernale che arde in ogni buon
«registromane», a meno che non sia tanto impregnato
della sua passione da portarsi appresso ovunque vada il
fedele registratore alla caccia dei rumori di cui abbiamo
trattato nel numero scorso, oppure disponga di accogliente
villa, magari con piscina, ovviamente munita di un ottimo
impianto Hi-Fi, tal da non far rimpiangere il salotto cittadino.
Dunque per la media dei «registromani», le vacanze
costituiscono una parentesi - rispettabilissima, per carità!
- all'hobby della registrazione, e quindi suscitatrice di
sogni da realizzare poi durante i ben più lunghi
mesi invernali.
Bene: noi questo sogno ipotetico del «registromane»
in vacanza lo abbiamo potuto concretizzare in una sera di
autunno nella sala di via dei Greci a Roma, dove ha sede
la celeberrima Accademia di Santa Cecilia.
Pensiamo che almeno una volta non dispiacerà ai nostri
fedeli lettori se l'argomento trattato sarà un poco
al di sopra delle effettive possibilità della massa
per sconfinare in tecniche e attrezzature quasi da studio.
L'occasione propizia ce l'ha data il concerto di apertura
di Santa Cecilia tenuto dai famosissimi «Musici»,
universalmente riconosciuti come il miglior complesso di
musica del 600-700. Grazie a conoscenze ed amicizie personali
i Musici da una parte e la direzione dell'Accademia di Santa
Cecilia dall'altra hanno acconsentito benevolmente alla
nostra richiesta di poter dislocare eccezionalmente ben
cinque microfoni in posizione ottimale direttamente sul
palcoscenico, e di poter disporre di un locale attiguo alla
sala per istallare mixer, registratori e relativi allacciamenti.
A questo punto, assicurata la fonte di informazione disponibile
nelle migliori condizioni, bisognava procurarci una apparecchiatura
all'altezza della situazione, quindi trasportabile con relativa
facilità ma col minor numero di compromessi nei confronti
della qualità. E qui il nostro entusiasmo di appassionati
di registrazione dal vivo ha trovato prontissima ed adeguata
risposta in due amici, il dott. Antonio Cenciarelli e Livio
Argentini, braccio e mente dell'impianto di registrazione
a livello semiprofessionale che ci occorreva, composto da
un registratore Revox A77 in versione veloce, trasformato
cioè per incidere e leggere alla velocità
di 19 e 38 cm al secondo, un mixer a sei canali con alimentazione
per microfoni a condensatore e caratteristiche da studio,
tre microfoni AKG C451/E, un MB 520 e un Neumann U87, tutti
a condensatore, dotati di giraffe e sospensioni elastiche.
In totale il valore dell'attrezzatura, comprese le cuffie
di controllo e gli accessori, superava i tre milioni di
lire.
Prima di entrare nei dettagli sui problemi posti dalla registrazione
a Santa Cecilia e su come sono stati risolti, è interessante
spendere due parole sugli amici che avevano accolto entusiasticamente
il nostro invito mettendo a disposizione esperienza ed attrezzature.
Livio Argentini, trentasei anni, romano è ben noto
a chi si occupa di registrazione e di alta fedeltà
a livello professionale sia per le «consolle»,
di mixaggio da lui costruite, per le quali annovera tra
i suoi clienti la RCA, la EMI e la AKG, oltre ad un gran
numero di studi di registrazione, e sia perché ha
la rappresentanza per il Lazio del più importante
costruttore di microfoni, appunto la AKG di Vienna, oltre
a quella per il centro Italia della Neumann, Dolby, Urei.
Per Argentini, che già a 15 anni amava costruirsi
da solo le proprie apparecchiature hi-fi, la passione per
la musica è sempre camminata di pari passo con quella
per l'elettronica, che è finita per diventare quasi
senza volerlo la sua attività professionale. Già
intorno ai vent'anni infatti Livio costruiva e vendeva regolarmente
un amplificatore a valvole 15+15 watt le cui specifiche
eguagliavano o superavano i migliori Scott e Fisher, «mostri
sacri» dell'epoca. Specialista e profondo conoscitore
dei registratori Revox, nel 1968 trasformava a 38 cm al
secondo i primi A77 arrivati in Italia, con una tecnica
che anticipava di alcuni anni quella poi adottata dallo
stesso Willy Studer per la produzione in serie della versione
«veloce» della piastra semiprofessionale più
venduta nel mondo. La sua attuale frenetica attività
professionale - poco dopo il concerto dei Musici, Argentini
è partito per l'Austria ove è andato a trattare
la costruzione in esclusiva dei «mixer» per
la AKG – non gli impedisce di coltivare l'hobby della
vela e quello delle elaborazioni di motori automobilistici.
Antonio Cenciarelli, 38 anni, laureato in lettere, proprietario
dell'impianto messoci a disposizione, esercita la professione
di assicuratore, ma non rinuncia a dedicare molto tempo
alle registrazioni dal vivo, una passione decennale che
gli viene come … postumo di una intensa attività
polifonica e dallo studio del flauto dolce.
I suoi interessi registratorii sono anzi assai specializzati,
egli infatti si orienta preferibilmente verso le origini
del melodramma e la musica barocca del '600, con particolare
predilezione per esecuzioni inedite o rare delle quali possiede
alcune centinaia di nastri registrati, ovviamente, dal vivo.
Possiede ben tre Revox A77, di cui due in versione semiprofessionale
«elaborati» dall'amico Argen-
tini.
E veniamo ora in particolare alla nostra attrezzatura e
come è stata jmpiegata.
Del Revox A 77 «veloce» abbiamo detto. C'è
da aggiungere che si tratta di un «prima serie»
equalizzato secondo la curva CCIR europea, migliore per
ciò che riguarda il rumore di fondo dello standard
NAB americano. È dotato di variatore continuo della
velocità entro 2/3 di tono, di circuiti d'ingresso
modificati escludendo, su quelli ad alto livello, il primo
stadio di amplificazione per migliorare il rumore di fondo
e per rientrare nelle «norme studio», caratteristiche
per i valori di impedenza molto più bassi rispetto
alle apparecchiature amatoriali, lavorando con segnali a
livello più alto.
Il nastro impiegato per la registrazione, Scotch 303 su
bobine metalliche da 10’ 1/2, contrariamente a quanto
si ritiene comunemente opportuno, era del tipo «long
play», non tanto per la durata necessaria visto che
il tempo a disposizione tra un pezzo e l'altro era sufficiente
per sostituire le bobine, quanto perché il supporto
più sottile del nastro «lunga durata»
permette allo stesso una migliore aderenza alle testine
senza la controindicazione di un apprezzabile «effetto
copia» (print effect), consistente nel passaggio dei
segnali a più alto livello da una spira all'altra
adiacente. Per questo nastro il nostro Revox era stato specificatamente
regolato nella corrente di premagnetizzazione (Bias) a 3
db sopra il livello del nastro campione, al fine di ottenere,
al 100/100 di modulazione, una distorsione pari alla metà
circa di quella (3%) ammessa dalle norme. Molti amatori
evoluti fanno salti mortali per procurarsi i nastri professionali
senza sapere che tali nastri, dal dorso opaco per essere
usati senza bobine (il solito dorso lucido renderebbe molto
precario maneggiare i «piatti» delle piastre
da studio visto che il nastro, più scivoloso, rischierebbe
di srotolarsi facilmente) hanno un supporto molto più
spesso perché le correnti presenti sulle testine
di un registratore da studio sono assai più alte
di quelle previste su apparecchiature semiprofessionali,
consentendo livelli di registrazione più alti nella
fascia di frequenze centrali. Inoltre il nastro professionale
è studiato per tensioni di trascinamento parecchio
più elevate, che causano una notevole usura delle
testine se si vuole ottenere una buona aderenza sulle stesse:
fattore ovviamente meno negativo per un apparecchio che
viene frequentemente revisionato e controllato.
Questa precisazione ci è parsa utile perché
la scelta del nastro rappresenta una parte fondamentale
di una registrazione. È infatti opportuno servirsi
sempre, per le registrazioni di alta qualità, dello
stesso tipo di nastro, badando che sia compatibile con il
Bias per il quale il registratore è regolato.
In caso di dubbi in proposito basta informarsi presso l'importatore
del registratore o far modificare la regolazione della corrente
di premagnetizzazione per il nastro che si intende impiegare
abitualmente.
Tornando all'impianto, a valle del registratore avevamo
il «mixer» - ovviamente di costruzione Argentini
- a sei canali, con commutatori micro/linea, preattenuazioni,
filtri bassi alti e di presenza, «pampottaggio»
stereo, con caratteristiche professionali (risposta di frequenza
da 10 a 50.000 Hz entro 2 dB, rumore a – 126 dBm riferito
all'ingresso) comprensivo di alimentazione per i microfoni
a condensatore.
Questi ultimi erano stati distribuiti nel modo seguente:
gli AKG C451/E cardioidi sul primo violino Salvatore Accardo,
sugli altri violini (due microfoni) e sui celli (uno). Questo
tipo di microfono di uso generale ha un’eccellente
risposta in particolare sulle frequenze medio-alte. Per
le viole è stato preferito un MB 520, dotato di maggiore
presenza sulle medie, mentre per il basso è stato
adottato il celebre Neumann U 87 regolato a profilo cardioide,
per la sua grande capsula più indicata per le basse
frequenze. Tutti i microfoni sono stati montati su «giraffe»
ammortizzate, e posizionati ad una
altezza di circa due metri per ridurre l'acustica della
sala (di forma a parallelepipedo, con pareti e soffitto
a cassettoni in gesso). Solo il Neumann è stato dotato
di sospensione elastica per evitare il rientro delle vibrazioni
spurie attraverso il suolo, visto che il contrabbasso trasmette
delle vibrazioni al pavimento attraverso il suo gambo di
appoggio. L'inclinazione dei microfoni è stata regolata
in modo da puntarli sulle casse degli strumenti. Si è
preferita l'istallazione alta a quella bassa generalmente
adottata in studio anche per lo scarso spazio a disposizione.
In studio gli artisti vengono distribuiti su una superficie
più ampia, anche per separare maggiormente gli strumenti,
mentre i microfoni vengono messi in basso per cercare di
eliminare eventuali rumori delle mani sulle corde; inoltre
in studio non esistono le risonanze del pavimento mentre
nella sala di Santa. Cecilia gli artisti suonano su un palcoscenico
di legno sollevabile che, nelle registrazioni, provoca forti
risonanze sulle frequenze basse se non si adottano precauzioni
particolari.
A completamento dell'impianto di registrazione era presente
un Revox G36 del sottoscritto funzionante a 19 cm/sec. collegato
ad una seconda uscita del mixer, e due cuffie AKG K180 per
il monitoring.
Il programma della serata comprendeva musiche di Corelli,
Tartini, Locatelli, Bottesini e Rossini. Ad esclusione della
prima parte nella quale i violini appaiono leggermente stridenti
forse per l'imperfetto aggiustaggio dei livelli microfonici,
il resto della serata è risultato, in registrazione,
di altissima qualità.
Le imperfezioni della prima parte del concerto, avvertibili
da un orecchio particolarmente esigente, abituato a controllare
registrazioni professionali, sono imputabili al fatto che
non era stato possibile effettuare una messa a punto dell'impianto
durante la prova generale, precauzione assolutamente indispensabile
per un lavoro più vicino possibile all'optimum, specie
quando non si abbia una perfetta conoscenza dei «pezzi»
in programma e non si sappia seguire sullo spartito musicale
l'esecuzione durante la registrazione. A parte queste considerazioni,
e un impercettibile ronzio proveniente dal microfono MB,
avvertibile però soltanto in assenza completa di
suoni, la registrazione presenta una dinamica ed un realismo
notevoli già nella versione registrata a 19 cm/sec,
mentre nel nastro a 38 cm è inavvertibile del tutto,
anche ad alto volume, qualunque fruscio, e le frequenze
alte risultano meglio definite.
Che cosa si richiede, perché questa nostra esperienza
di registrazione dal vivo possa essere ripetuta da chiunque?
Non molto, in realtà.
Può non essere impossibile, anzitutto ottenere da
un piccolo complesso orchestrale l'autorizzazione a registrare.
Anche disporre di un registratore semiprofessionale e di
microfoni adeguati è alla portata dell'amatore evoluto
e fornito di adeguati mezzi finanziari. Forse l'elemento
più critico dell'impresa è rappresentato dal
mixer, indispensabile quando si richiede l'impiego di un
numero di microfoni superiore a due.
Per questo motivo l'argomento miscelatore sarà oggetto,
insieme a quello dei microfoni, di una nostra approfondita
indagine.
FILIPPO CRISPOLTI