Sede Sociale: Via del Cassero - Civita di Bagnoregio (Vt)
Uffici e Studio: Via del Forte Tiburtino, 160/Pal.13a - 00159 - Roma


Accademia Musicale Brunelli

Chi Siamo

Appuntamenti e concerti

Con chi lavoriamo

Synthagma Musicum

Produzione propria e conto terzi

L'arte dell'ascolto

Il Suono

I luoghi per la registrazione

Tipologia delle registrazioni

I generi musicali

Scheda tecnica

Offerte in corso

La pagina degli ascolti


La nostra prima registrazione

ESPERIENZA AD ALTO LIVELLO
(Articolo tratto dalla Rivista HiFi – Anno I N. 4 Dicembre 1974)

Ogni amatore accarezza il segreto desiderio di trasformarsi almeno una volta in «tecnico del suono». Due amici, l’Accademia Nazionale di S. Cecilia ed i «Musici» ci hanno permesso di realizzare questo sogno.

Che cosa sogna l'appassionato di registrazione dal vivo nelle serate d'estate, quando è in vacanza con moglie e figli lontano dalle adorate apparecchiature e privo quasi sempre della possibilità di registrare un concerto perché ha lasciato in … cassetta di sicurezza i suoi preziosi strumenti?
Paradossalmente, le vacanze estive sono dal punto di vista dell'«alta fedeltà», un periodo d'incubo per questi maniaci, perché la sabbia e il mare (o la montagna) e la vita all'aria aperta mal si conciliano con la passione tipicamente invernale che arde in ogni buon «registromane», a meno che non sia tanto impregnato della sua passione da portarsi appresso ovunque vada il fedele registratore alla caccia dei rumori di cui abbiamo trattato nel numero scorso, oppure disponga di accogliente villa, magari con piscina, ovviamente munita di un ottimo impianto Hi-Fi, tal da non far rimpiangere il salotto cittadino.
Dunque per la media dei «registromani», le vacanze costituiscono una parentesi - rispettabilissima, per carità! - all'hobby della registrazione, e quindi suscitatrice di sogni da realizzare poi durante i ben più lunghi mesi invernali.
Bene: noi questo sogno ipotetico del «registromane» in vacanza lo abbiamo potuto concretizzare in una sera di autunno nella sala di via dei Greci a Roma, dove ha sede la celeberrima Accademia di Santa Cecilia.
Pensiamo che almeno una volta non dispiacerà ai nostri fedeli lettori se l'argomento trattato sarà un poco al di sopra delle effettive possibilità della massa per sconfinare in tecniche e attrezzature quasi da studio.
L'occasione propizia ce l'ha data il concerto di apertura di Santa Cecilia tenuto dai famosissimi «Musici», universalmente riconosciuti come il miglior complesso di musica del 600-700. Grazie a conoscenze ed amicizie personali i Musici da una parte e la direzione dell'Accademia di Santa Cecilia dall'altra hanno acconsentito benevolmente alla nostra richiesta di poter dislocare eccezionalmente ben cinque microfoni in posizione ottimale direttamente sul palcoscenico, e di poter disporre di un locale attiguo alla sala per istallare mixer, registratori e relativi allacciamenti.
A questo punto, assicurata la fonte di informazione disponibile nelle migliori condizioni, bisognava procurarci una apparecchiatura all'altezza della situazione, quindi trasportabile con relativa facilità ma col minor numero di compromessi nei confronti della qualità. E qui il nostro entusiasmo di appassionati di registrazione dal vivo ha trovato prontissima ed adeguata risposta in due amici, il dott. Antonio Cenciarelli e Livio Argentini, braccio e mente dell'impianto di registrazione a livello semiprofessionale che ci occorreva, composto da un registratore Revox A77 in versione veloce, trasformato cioè per incidere e leggere alla velocità di 19 e 38 cm al secondo, un mixer a sei canali con alimentazione per microfoni a condensatore e caratteristiche da studio, tre microfoni AKG C451/E, un MB 520 e un Neumann U87, tutti a condensatore, dotati di giraffe e sospensioni elastiche. In totale il valore dell'attrezzatura, comprese le cuffie di controllo e gli accessori, superava i tre milioni di lire.
Prima di entrare nei dettagli sui problemi posti dalla registrazione a Santa Cecilia e su come sono stati risolti, è interessante spendere due parole sugli amici che avevano accolto entusiasticamente il nostro invito mettendo a disposizione esperienza ed attrezzature.
Livio Argentini, trentasei anni, romano è ben noto a chi si occupa di registrazione e di alta fedeltà a livello professionale sia per le «consolle», di mixaggio da lui costruite, per le quali annovera tra i suoi clienti la RCA, la EMI e la AKG, oltre ad un gran numero di studi di registrazione, e sia perché ha la rappresentanza per il Lazio del più importante costruttore di microfoni, appunto la AKG di Vienna, oltre a quella per il centro Italia della Neumann, Dolby, Urei. Per Argentini, che già a 15 anni amava costruirsi da solo le proprie apparecchiature hi-fi, la passione per la musica è sempre camminata di pari passo con quella per l'elettronica, che è finita per diventare quasi senza volerlo la sua attività professionale. Già intorno ai vent'anni infatti Livio costruiva e vendeva regolarmente un amplificatore a valvole 15+15 watt le cui specifiche eguagliavano o superavano i migliori Scott e Fisher, «mostri sacri» dell'epoca. Specialista e profondo conoscitore dei registratori Revox, nel 1968 trasformava a 38 cm al secondo i primi A77 arrivati in Italia, con una tecnica che anticipava di alcuni anni quella poi adottata dallo stesso Willy Studer per la produzione in serie della versione «veloce» della piastra semiprofessionale più venduta nel mondo. La sua attuale frenetica attività professionale - poco dopo il concerto dei Musici, Argentini è partito per l'Austria ove è andato a trattare la costruzione in esclusiva dei «mixer» per la AKG – non gli impedisce di coltivare l'hobby della vela e quello delle elaborazioni di motori automobilistici.
Antonio Cenciarelli, 38 anni, laureato in lettere, proprietario dell'impianto messoci a disposizione, esercita la professione di assicuratore, ma non rinuncia a dedicare molto tempo alle registrazioni dal vivo, una passione decennale che gli viene come … postumo di una intensa attività polifonica e dallo studio del flauto dolce.
I suoi interessi registratorii sono anzi assai specializzati, egli infatti si orienta preferibilmente verso le origini del melodramma e la musica barocca del '600, con particolare predilezione per esecuzioni inedite o rare delle quali possiede alcune centinaia di nastri registrati, ovviamente, dal vivo.
Possiede ben tre Revox A77, di cui due in versione semiprofessionale «elaborati» dall'amico Argen-
tini.
E veniamo ora in particolare alla nostra attrezzatura e come è stata jmpiegata.
Del Revox A 77 «veloce» abbiamo detto. C'è da aggiungere che si tratta di un «prima serie» equalizzato secondo la curva CCIR europea, migliore per ciò che riguarda il rumore di fondo dello standard NAB americano. È dotato di variatore continuo della velocità entro 2/3 di tono, di circuiti d'ingresso modificati escludendo, su quelli ad alto livello, il primo stadio di amplificazione per migliorare il rumore di fondo e per rientrare nelle «norme studio», caratteristiche per i valori di impedenza molto più bassi rispetto alle apparecchiature amatoriali, lavorando con segnali a livello più alto.
Il nastro impiegato per la registrazione, Scotch 303 su bobine metalliche da 10’ 1/2, contrariamente a quanto si ritiene comunemente opportuno, era del tipo «long play», non tanto per la durata necessaria visto che il tempo a disposizione tra un pezzo e l'altro era sufficiente per sostituire le bobine, quanto perché il supporto più sottile del nastro «lunga durata» permette allo stesso una migliore aderenza alle testine senza la controindicazione di un apprezzabile «effetto copia» (print effect), consistente nel passaggio dei segnali a più alto livello da una spira all'altra adiacente. Per questo nastro il nostro Revox era stato specificatamente regolato nella corrente di premagnetizzazione (Bias) a 3 db sopra il livello del nastro campione, al fine di ottenere, al 100/100 di modulazione, una distorsione pari alla metà circa di quella (3%) ammessa dalle norme. Molti amatori evoluti fanno salti mortali per procurarsi i nastri professionali senza sapere che tali nastri, dal dorso opaco per essere usati senza bobine (il solito dorso lucido renderebbe molto precario maneggiare i «piatti» delle piastre da studio visto che il nastro, più scivoloso, rischierebbe di srotolarsi facilmente) hanno un supporto molto più spesso perché le correnti presenti sulle testine di un registratore da studio sono assai più alte di quelle previste su apparecchiature semiprofessionali, consentendo livelli di registrazione più alti nella fascia di frequenze centrali. Inoltre il nastro professionale è studiato per tensioni di trascinamento parecchio più elevate, che causano una notevole usura delle testine se si vuole ottenere una buona aderenza sulle stesse: fattore ovviamente meno negativo per un apparecchio che viene frequentemente revisionato e controllato.
Questa precisazione ci è parsa utile perché la scelta del nastro rappresenta una parte fondamentale di una registrazione. È infatti opportuno servirsi sempre, per le registrazioni di alta qualità, dello stesso tipo di nastro, badando che sia compatibile con il Bias per il quale il registratore è regolato.
In caso di dubbi in proposito basta informarsi presso l'importatore del registratore o far modificare la regolazione della corrente di premagnetizzazione per il nastro che si intende impiegare abitualmente.
Tornando all'impianto, a valle del registratore avevamo il «mixer» - ovviamente di costruzione Argentini - a sei canali, con commutatori micro/linea, preattenuazioni, filtri bassi alti e di presenza, «pampottaggio» stereo, con caratteristiche professionali (risposta di frequenza da 10 a 50.000 Hz entro 2 dB, rumore a – 126 dBm riferito all'ingresso) comprensivo di alimentazione per i microfoni a condensatore.
Questi ultimi erano stati distribuiti nel modo seguente: gli AKG C451/E cardioidi sul primo violino Salvatore Accardo, sugli altri violini (due microfoni) e sui celli (uno). Questo tipo di microfono di uso generale ha un’eccellente risposta in particolare sulle frequenze medio-alte. Per le viole è stato preferito un MB 520, dotato di maggiore presenza sulle medie, mentre per il basso è stato adottato il celebre Neumann U 87 regolato a profilo cardioide, per la sua grande capsula più indicata per le basse frequenze. Tutti i microfoni sono stati montati su «giraffe» ammortizzate, e posizionati ad una
altezza di circa due metri per ridurre l'acustica della sala (di forma a parallelepipedo, con pareti e soffitto a cassettoni in gesso). Solo il Neumann è stato dotato di sospensione elastica per evitare il rientro delle vibrazioni spurie attraverso il suolo, visto che il contrabbasso trasmette delle vibrazioni al pavimento attraverso il suo gambo di appoggio. L'inclinazione dei microfoni è stata regolata in modo da puntarli sulle casse degli strumenti. Si è preferita l'istallazione alta a quella bassa generalmente adottata in studio anche per lo scarso spazio a disposizione. In studio gli artisti vengono distribuiti su una superficie più ampia, anche per separare maggiormente gli strumenti, mentre i microfoni vengono messi in basso per cercare di eliminare eventuali rumori delle mani sulle corde; inoltre in studio non esistono le risonanze del pavimento mentre nella sala di Santa. Cecilia gli artisti suonano su un palcoscenico di legno sollevabile che, nelle registrazioni, provoca forti risonanze sulle frequenze basse se non si adottano precauzioni particolari.
A completamento dell'impianto di registrazione era presente un Revox G36 del sottoscritto funzionante a 19 cm/sec. collegato ad una seconda uscita del mixer, e due cuffie AKG K180 per il monitoring.
Il programma della serata comprendeva musiche di Corelli, Tartini, Locatelli, Bottesini e Rossini. Ad esclusione della prima parte nella quale i violini appaiono leggermente stridenti forse per l'imperfetto aggiustaggio dei livelli microfonici, il resto della serata è risultato, in registrazione, di altissima qualità.
Le imperfezioni della prima parte del concerto, avvertibili da un orecchio particolarmente esigente, abituato a controllare registrazioni professionali, sono imputabili al fatto che non era stato possibile effettuare una messa a punto dell'impianto durante la prova generale, precauzione assolutamente indispensabile per un lavoro più vicino possibile all'optimum, specie quando non si abbia una perfetta conoscenza dei «pezzi» in programma e non si sappia seguire sullo spartito musicale l'esecuzione durante la registrazione. A parte queste considerazioni, e un impercettibile ronzio proveniente dal microfono MB, avvertibile però soltanto in assenza completa di suoni, la registrazione presenta una dinamica ed un realismo notevoli già nella versione registrata a 19 cm/sec, mentre nel nastro a 38 cm è inavvertibile del tutto, anche ad alto volume, qualunque fruscio, e le frequenze alte risultano meglio definite.
Che cosa si richiede, perché questa nostra esperienza di registrazione dal vivo possa essere ripetuta da chiunque?
Non molto, in realtà.
Può non essere impossibile, anzitutto ottenere da un piccolo complesso orchestrale l'autorizzazione a registrare. Anche disporre di un registratore semiprofessionale e di microfoni adeguati è alla portata dell'amatore evoluto e fornito di adeguati mezzi finanziari. Forse l'elemento più critico dell'impresa è rappresentato dal mixer, indispensabile quando si richiede l'impiego di un numero di microfoni superiore a due.
Per questo motivo l'argomento miscelatore sarà oggetto, insieme a quello dei microfoni, di una nostra approfondita indagine.


FILIPPO CRISPOLTI

Rassegna stampa e articoli

Origini e storia della nostra istituzione

Biografie dei collaborator

Generi musicali in demo

Demo per i giovani musicisti

Educazione Musicale

Roma e la musica

Il Suono

Filmati

Links

Mappa del sito

Richiesta preventivo

Informazioni e contatti