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LE LAGRIME DI S. PIETRO

La questione o l’arte del pentimento nelle arti figurative, che con Orlando di Lasso e altri musicisti del ‘500 entra anche nell’universo musicale, trae ispirazione su due episodi dei più notevoli reprobi del Nuovo Testamento: Maria Maddalena e S. Pietro. La trasgressione di Pietro, Principe degli Apostoli, trova la condizione del credente, di ieri e di oggi, di offrire, col pentimento sofferto con dolore fino alle lacrime, di riparare ai propri peccati, nella speranza di una Grazia, che andando oltre la redenzione, trova, finalmente la liberazione nella propria coscienza.
Ben quattro secoli fa, Orlando di Lasso, forse il più celebrato compositore dell’Europa occidentale, pose fine ad una intensa carriera, durata circa 40 anni, dando prova, per quel tempo, di essere un cittadino del mondo, come pochi musicisti avevano saputo essere. Di Lasso, infatti, viaggiò per l’Europa intera, ed ogni luogo che visitò ed in cui visse, lasciò tracce evidenti e particolari nella sua musica. Ogni genere che di Lasso frequentò fu espresso con caratteristiche differenti: delicate e melodiche le Canzoni, meno fluidi i Lieder, più severi e rigorosi i Mottetti. Di certo dimostrò, come pochi, il cosmopolitismo nella sua scrittura creativa e di eccezionale qualità, sapendo acquisire le situazioni musicali locali, le tradizioni musicali e le diverse connotazioni.
Tra il 1593 e il 1594, egli compose un ciclo monumentale di Madrigali spirituali, tra cui le “Lagrime di S. Pietro”. Il 24 maggio 1594 egli dedicò tale composizione al papa Clemente VIII Aldobrandini. Mori tre settimane più tardi.
Con le “Lagrime” di Lasso conseguì un risultato impareggiabile nel genere più in voga del tempo, ossia nel Madrigale spirituale, tipico prodotto della Controriforma Cattolica, inteso come stimolazione aderente alla “pietas” suscitata dai nuovi ordini religiosi, come gli Oratoriali Filippini e i Gesuiti, anche al di fuori della “pratica” liturgica, invadendo con tutte le arti, comprese quelle della musica, il fervore di una vita aperta alla manifestazione della “gioia” di vivere la sensibilità nuova del Rinascimento, anche attraverso la rappresentazione di nuovi generi edificanti, come l’Oratorio latino e italiano, e l’attenzione sempre più popolare, al madrigale morale di ispirazione religiosa, e non solo amorosa.
Le “Lagrime” sono l’espressione più alta del contrappunto vocale per le 7 voci che si distinguono per un tessuto di intensa polifonia e di movimento ritmico che segue passo passo la variabilità ritmica del testo se non delle parole singole. Sono venti le sezioni e le strofe musicali, più una composizione o mottetto su testo latino in chiusura. Le venti sezioni traggono ispirazione da una fonte pratica comune, ossia dalla composizione poetica di Luigi Tansillo, da cui di Lasso prende lo stesso titolo di “Le lagrime di S. Pietro”, come azione scenica ideale e indivisibile. L’Opera va compresa come il testamento spirituale del musicista, afflitto negli ultimi anni della sua vita da una profonda malinconia, anche dovuta al suo stato di salute compromesso. Sono canti di lutto e di compianto dai toni mistici e ascetici, che segnano il commiato da un genere profano che, grazie a di Lasso, e proprio in questo periodo, aveva raggiunto le massime vette dell’arte. Il compositore non visse abbastanza per assistere all’esecuzione del suo magnifico capolavoro, né potè vedere la splendida e ricca edizione a stampa in quarto, pubblicata nel 1595 da Adam Berg, con l’incisione di Johan Sadler di Bruxelles.

Il poeta Luigi Tansillo fu al servizio del Viceré di Napoli Don Pietro di Toledo. Col figlio di questo combattè contro i Turchi e i pirati. Fu poi capitano di Giustizia a Gaeta. È da considerare uno dei più eminenti poeti del Petrarchismo meridionale. Cantò, infatti, la nobile Maria d’Aragona d’Avalos. Il suo poemetto “Lagrime di S. Pietro”, pubblicato postumo nel 1585 va considerato come un lunghissimo “pianto spirituale” di 1277 stanze, diviso in 15 canti. O. di Lasso ne estrasse, per il suo componimento, solo alcune stanze, dove si può notare che l’azione è quasi nulla. Fu riveduto e rimaneggiato per l’edizione completa fedele all’originale solo nel 1606. Ebbe qualche successo ai suoi tempi e fu tradotto in francese ed in spagnolo.

L’opera musicale è caratterizzata dalla scansione particolare in sette parti, quale elemento numerologico di “perfezione” mensurale e formale, simboleggiando la sofferenza e il dolore della Vergine, come archetipo della sofferenza umana.
Le “lagrime” sono l’ultima opera del musicista, uscita in stampa solo nel 1595, ma datata, nella prefazione alla dedica, il 24 maggio 1594.
I 20 brani dell’opera con i testi di Luigi Tansillo, si accostano allo stile complesso e ampiamente sonoro del primo Barocco, con raffinate intersecazioni corali e una scrittura altamente espressiva, condotta sinuosamente con molte ornamentazioni delle voci superiori e un basso greve, spesso concepito quasi come “basso continuo”. Sul mottetto latino, aggiunto dal compositore, il canto si apre con profondità cosmiche e plagali (anticipando le successioni armoniche delle magnificenze dei “Gloria” della “Selva Morale” di Monteverdi), lanciando fulminante il monito divino sulla condizione della fallacità umana, già dichiarata poeticamente nella composizione di Luigi Tansillo, che, nei lunghi anni di elaborazione dei testi, volle dare una plausibile e difficile risposta, alle contraddizioni dell’umana natura, anche nella prospettiva della santità. Di questo ultimo canto, la registrazione sa cogliere le “sfumature” necessarie alla comprensione di questo vero capolavoro, intriso di aspetti insospettati di vera modernità.


Testo redatto da Antonio Cenciarelli, Ingegnere del suono
Presidente dell’Accademia Musicale Brunelli in Civita di Bagnoregio

 

Esempio sonoro:

Lagrime di S. Pietro - Lagrime di S. Pietro

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