LA CORALITA' AMATORIALE E LA SUA
REGISTRAZIONE MUSICALE
Articolo tratto dalla Rivista CHORALITER
n. 12, Anno 2003
La tradizione di unirsi per cantare in
coro è una delle forme più antiche di socializzazione
della storia dell’uomo. Forma di espressività
di elevata valenza umana e sociale, pratica esecutiva comune
a tutte le civiltà, dai tempi più remoti,
la sua storia e le sue forme coincidono in gran parte con
quelle della musica stessa in genere. Fin dai tempi più
antichi la pratica corale ha risposto a una funzione sociale,
specie nella musica popolare, come pratica integrante i
vari atti e momenti, di carattere religioso, civile, militare
della vita di una comunità o come modo di intrattenimento
collettivo e di partecipazione della collettività
ai fatti d’importanza decisiva nell’esistenza
di un individuo.
Molte civiltà conoscono anche gruppi di esecutori
specializzati, istruiti per volere dell’autorità
religiosa, civile o militare e destinati a svolgere funzioni
corrispondenti. Tuttavia tra il XII e il XIII sec. cominciarono
a sorgere i primi tipi di libere associazioni corali, di
cui offrono esempio le confraternite laiche dei laudesi,
che cantavano lodi alla Vergine dopo le funzioni religiose;
tali associazioni conobbero grande sviluppo in tempi moderni
col fiorire di società corali, per lo più
alimentate da dilettanti, in tutti i paesi di cultura europea,
specialmente tedeschi e anglosassoni.
Nato come forma quindi di socializzazione e fidelizzazione
nelle varie comunità umane, il cantare in coro è
stata innanzi tutto una forma di espressione musicale di
natura estemporanea, solo in seguito codificata professionalmente.
Per secoli, tuttavia, così come ancora oggi, il cantare
in coro ha trovato la sua massima espressione tra le varie
forme del volontariato culturale, come qualificazione del
tempo libero di appassionati ed amatori della musica.
Queste forme di coralità così detta “amatoriale”
o “dilettante”, sono la vera grande ricchezza
del patrimonio musicale vocale. Spesso proprio le formazioni
corali amatoriali hanno alimentato la creazione di nuovi
repertori, come ancora di più la riscoperta e rivalutazione
di forme musicali, opere dimenticate, oltre a mantenere
vive la tradizione del folklore popolare, espressione delle
singole comunità locali.
Riteniamo che, alla luce di quanto esposto, il termine di
pratica corale “dilettante”, che in Italia conta
più di 1680 cori (associati alla Feniarco), vada
inteso nel suo significato etimologico di «dilettare,
procurare diletto, piacere, divertire», quale forma
derivata dal latino “delectare” (intens. di
“delicare” «lusingare, blandire»).
Ma anche l’altrettanto frequente espressione coro
“amatoriale” ha intrinsecamente una connotazione
positiva: «chi ama, è innamorato; appassionato,
intenditore; collezionista» (dal latino “amatore”).
È con questo senso che vogliamo considerare la pratica
corale “amatoriale” e “dilettante”,
per l’apporto e il contributo che resta fondamentale
anche e soprattutto per la passione con cui spesso, più
delle compagini professionali, opera per la conservazione
e riscoperta del patrimonio musicale italiano. Non solo
per tutta la tradizione musicale polifonica e puramente
vocale, ma anche per tutto il repertorio vocale e strumentale,
che da vita a rassegne, competizioni ed esecuzioni isolate,
spesso qualitativamente apprezzabili.
Chi scrive ha sempre militato nella coralità, prima
universitaria, poi di formazione leggera per il doppiaggio
cinematografico, oltre che nella fondazione di cori, per
approdare poi nella pratica della registrazione per i cori
professionali e per quelli di elevato dilettantismo. La
registrazione auto-prodotta (vedi articolo apparso su Suonare
News, dic. 2002 pag. 12) negli ultimi anni ha sempre più
interessato le formazioni corali, come testimonianza dello
scorrere delle prassi esecutive, che si legano al repertorio,
alle vocazioni musicali del direttore e all’archivio
storico. Ma il Cd auto-prodotto valorizza anche la committenza
autorevole legata agli interessi culturali dei comuni, dei
mecenati e delle associazioni musicali. Per non parlare
della rilettura didattica che confronta, conforta e condiziona
la buona volontà dei singoli coristi al cimento della
coscienza corale ed artistica comune.
Il problema della registrazione si pone invece dal punto
di vista della qualità ricercata. A chi rivolgersi
per capacità, conoscenza dei generi corali, in un
rapporto di regia fonica, che non può essere disgiunta
da una vera esperienza conseguita nel tempo?
I services, che spesso si propongono o vengono contattati,
registrano con l’esperienza non della ripresa del
suono, ma della diffusione e/o amplificazione, con l’uso
di microfoni insufficienti, perché non professionali
per il compito precipuo della registrazione. I microfoni
per la ripresa della coralità, infatti, necessitano
di tecnologie elettroacustiche specifiche, i cui costi spesso
superano decine di migliaia di euro. Ma ciò non basta.
L’attuazione della qualità microfonica richiede
un editino particolare, con altrettanti strumenti di qualità;
equalizzazioni più che professionali con strumenti
valvolari per restituire ai 24 bit/96Khz la morbidezza ed
il colore proprio della voce umana. L’editing spesso
viene tuttavia omesso ed i tagli e le giunzioni possibili
vengono il più delle volte evitati, o per incapacità
o per risparmio, costringendo in questo modo i cori a uno
sforzo vocale per le continue ripetizioni dei brani. Grave
errore è affidarsi ad una registrazione con le strumentazioni
dell’home thecnology, dove un DAT e due microfoni
fanno da padroni, senza per questo spesso assicurarsi un
reale risparmio, ma sicuramente a notevole discapito della
qualità.
La produzione discografica in proprio di musiche inedite
corali è motivo altamente culturale e di elevazione
per un coro, e consente di far conoscere le peculiarità
delle armonizzazioni dovute al proprio maestro o rendere
note le proprie composizioni.
Spesso in coro svolge anche ricerca musicologica: il patrimonio
della musica sacra corale, immenso e per lo più sconosciuto
(depositato nelle biblioteche più famose, negli archivi
ecclesiastici o nobiliari) è spesso a disposizione
di chiunque voglia accedervi. Inoltre spesso un ensemble
strumentale si affianca a un coro preparato e raffinato
nella produzione dei concerti.
Il concertismo che ne deriva amplia le opportunità
espressive e di repertorio del coro, che come fatto eccezionale
è a maggior ragione degno di una fissazione rifinita.
Le realtà corali occasionalmente devono o possono
ricorrere all’auto-finanziamento che rende meno gravoso
l’impegno economico richiesto per la realizzazione
di un Cd (autoprodurre significa infatti anche distribuire
i propri prodotti musicali nelle occasioni concertistiche,
quale contributo per il recupero delle spese sostenute)
a favore dei benefici elencati che tale prodotto assicura
alla compagine corale.
Nello spirito di quanto sopra esposto, l’Accademia
Musicale Brunelli di Civita di Bagnoregio, attraverso i
suoi tre studi mobili Synthagma Musicum, opera da anni nell’ambito
della realizzazione di registrazioni, con la stessa passione
e altissima qualità tecnica, spaziando per volontà
di statuto, dal Coro del Bol’s?oj di Mosca ai tanti
attesi concorsi scolastici.
Ing. del Suono Antonio Cenciarelli