ATTUALITA’ DEL CEMBALO NELLA
MUSICA ANTICA E CONTEMPORANEA: L’IMPROVVISAZIONE
REGISTRAZIONE COME GESTO MUSICALE
Da anni lo studio di registrazione, anche
se non produce suoni come uno strumento tradizionale, si
comporta, nel risultato fonologico, come un vero strumento
musicale.
Esso ha il campito iniziale di captare suoni e immagazzinarli
sul supporto informatico (H.D.), facendo in modo, altresì,
da fungere da prolungamento dell’orecchio, e, soprattutto,
della memoria.
In questo, esso elabora i dati sonori, durante e dopo la
presa del suono, e, lo fa, “provando, selezionando,
cancellando, miscelando etc. (Hains)
Di una registrazione, possiamo dire, con cognizione personale
di causa, che l’ingegnere del suono può elaborare,
inseguendo un certo suo progetto dell’Idea del suono
di un’opera, una o dieci possibile diverse risultanze,
in una ricerca continua, che diventerà, poi, il suo
apprendistato vero, unicamente derivato dall’esperienza.
La scelta definitiva di un progetto sonoro non sarà
che la mediazione tra la reale entità sonora come
derivazione di quella presa del suono (materiali sonori
più vicini all’esecuzione prodotta nell’ambiente
di registrazione) e quella idea del suono che l’ing.
si è fatta, applicando parametri diversi, spesso
da lui creati, all’opera su cui si sta lavorando.
Non si chiarisce questo concetto se non si specificano alcuni
di questi parametri: dinamica, spazializzazione ambientale,
affinamento delle frequenze elettroacustiche, equalizzazione
di queste, riverberazione, etc. In poche parole intervento
sui suoni e sull’ambiente acustico che li contiene.
C’è da dire che l’ingegnere del suono,
il più delle volte si trova solo a prendere decisioni
che influiranno decisamente sul risultato musicale.
Glenn Guld, pianista tra i più insigni del XX sec.,
circa 30 anni fa, decise di allontanarsi dalle sale da concerto,
per consegnare al mondo i meglio di sé, in alcune
storiche registrazioni discografiche, ancora oggi molto
apprezzate. Fu, forse, il primo musicista, che, dopo aver
suonato in una sala senza pubblico, volle porsi criticamente
davanti a delle macchine e agli altoparlanti che ne diffondevano
il suono registrato su nastro magnetico, e, affidandosi
ad un tecnico ed ad un ingegnere del suono, volle capire
le possibilità d’intervento di questa nuova,
per allora, tecnologia d’intervento, su ciò
che aveva realizzato. Pur trattandosi di possibilità
diverse da quanto oggi si possa ottenere dalla elettroacustica
di nuova generazione, Glenn Gould si prefisse notevoli risultati
di miglioramento del suono, e anche di risultato interpretativo,
attraverso tipologie diverse di microfonazione, di miscelazione,
di immagine stereofonica, scelte di attacchi etc.
Soprattutto Guld comprese che il compositore non poteva
dare indicazioni o prescrizioni oltre quelle indicate nella
partitura nella notazione, nel tempo, e nella dinamica.
Situazioni come la stereofonia, elementi di spazialità
acustica, timbrica, dosaggi armonici, dimensione visiva
del suono, acustica e psicoacustica. Per chi doveva suonare
un pianista? Per quante persone? Si trovavano a dieci metri
di distanza dallo strumento che emette suoni, oppure a cinquanta.
Che cosa sente l’ascoltatore che si trova a pochi
metri da un pianoforte rispetto a quello che si trova lontano
a più di trenta metri? Non c’è risposta,
se non nella comprensione di parametri dell’elettroacustica
prevedibili a equilibrare le distanze strumentali, ma anche
gli armonici, la dinamica, e gli accadimenti misteriosi
e sublimi di quel caos armonico che si verifica nella cassa
di un pianoforte.
E’ certo allora che lo studio di registrazione, con
i mezzi oggi profusi da una tecnologia scientifica, si pone
assolutamente, con piena autonomia, davanti a tutti, come
“macchina per suonare”
Nell’attuale esperienza di questo CD ci preme dire,
soprattutto, che è proprio nel primo brano di Xenachis
e di più nell’improvvisazione del maestro Di
Rosa, su un tema del maestro Miserach, direttore del Pontificio
Istituto ndi Musica Sacra, la cui esecuzione al cembalo
ha privilegiato una dinamica del tocco aderente alla struttura
del pezzo, con l’irruenza necessaria al divenire del
culmine della improvvisazione, con risultati strabilianti
per uno strumento tradizionalmente di modesta dinamica,
tipica degli ambienti dove più spesso veniva suonato,
dove ora, invece, alcuni accordi persistono come elongato
bordone, dove la parte grave della tastiera ha parte consistente
e richiede pure consistenza di suono, che si perde consistentemente
lontano dalla risonanza della cassa armonica, e qui, nel
cd, invece, assume dimensioni di suono mai udibile in sala
concertistica.
Mai come per questo concerto si è potuto assecondare
la necessaria volontà dell’esecutore, tutta
manifesta nella composizione improvvisata, con la propagazione
prorompente di queste sonorità inusitate per il cembalo,
necessaria simbiosi di creatività artistica dirompente
e operosità e fiducia verso la macchina animata dello
studio, per tendere verso il tempo continuo della memoria
dell’emozione artistica, veicolata da questa liberata
improvvisazione, che in questo cd, anche attraverso la generosa
autonomia del mezzo tecnico, sa conservare, , intatta anche
la particolare suggestione di questa straordinaria occasione
concertistica nella chiesa di S. Antonio de Portoghesi,
nel suo genere, irripetibile, ma ben documentata, certamente.
Ing. del Suono Antonio Cenciarelli
Acolto sonoro:
• Tratto da Ligeti - Ligeti